Descrizione

Una reliquia ungherese apparsa misteriosamente nella Svizzera francofona e nell'Alto Vallese.

Generali e storia

Contrariamente a quanto il nome e i sinonimi potrebbero suggerire, il Gros Bourgogne non ha nulla a che vedere con i vitigni francesi. Un tempo veniva coltivato in tutta la Svizzera, principalmente nei cantoni di Vaud e Vallese, ma oggi ne rimane in produzione un solo vigneto nella regione di Visp, con il sinonimo Plantscher. Alcuni esemplari sparsi si trovano ancora in diverse regioni, sotto forma di viti isolate o pergolati, che l'autore è riuscito a identificare tramite test del DNA: Troistorrents, Fully, Erbioz/Nax, Savièse, Granges, Lalden e Visp nel Vallese; Weite (Rheintal) e Altstätten nel cantone di San Gallo; e Thayngen nel cantone di Sciaffusa. Inaspettatamente, il test di paternità ha rivelato che il Gros Bourgogne ha avuto origine da un incrocio naturale tra il Furmint della regione di Tokaj in Ungheria e un vitigno sconosciuto, probabilmente estinto. Questo stesso incrocio ha dato origine anche all'Hárslevelű, un altro vitigno di Tokaj, quindi parente stretto del Gros Bourgogne, ormai estinto nella sua terra d'origine, Tokaj.

Come è arrivato in Svizzera questo vitigno ungherese? Secondo una leggenda dubbia, gruppi di Unni di Attila si stabilirono nella Val d'Anniviers, in Vallese. Al di là della leggenda, però, sappiamo che gli Ungheresi visitarono diverse regioni della Svizzera durante la loro conquista nel X secolo. Forse portarono con sé il Gros Bourgogne, il cui nome ungherese originale rimane sconosciuto?

Diffusione in passato e attuale

0,75 ettari, solo nell'Alto Vallese.

Attitudine speciale

Un tempo diffuso in diverse regioni della Svizzera, come i vigneti di Erbioz nella Val d'Hérens, il Gros Bourgogne è oggi coltivato da un solo produttore con il nome di Plantscher: Chanton Kellerei a Visp, nell'Alto Vallese. Il suo vino offre complessi aromi di camomilla e caprifoglio, una consistenza densa con acidità moderata e una notevole persistenza aromatica.

Letteratura

·Vouillamoz, J. (2017). Cépages suisses, histoires et origines. Ed. Favre